UGL Federazione delle Autonomie nelle Regioni Valle d'Aosta Piemonte Lombardia Trentino Alto Adige Veneto Friuli Venezia Giulia Liguria Emilia Romagna Toscana Marche Umbria Abruzzo Lazio Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna
Newsletter
Banner
Login



Banner
Banner

La visita fiscale


La visita fiscale è un accertamento predisposto dal datore di lavoro o dall'INPS sull'effettivo stato di malattia del dipendente assente. Per i dipendenti pubblici la visita fiscale è obbligatoria (anche per 1 solo giorno di malattia) e viene richiesta dall'ente di appartenenza del dipendente ai medici dell'ASL. Per i lavoratori privati ci pensa l'INPS che fa eseguire le visite dai propri  medici fiscali a campione tra tutti i certificati pervenuti. Anche il datore di lavoro del dipendente privato può richiedere una visita  fiscale attraverso l'ASL (come nel pubblico impiego), ma in questo caso la visita ha un costo per la ditta richiedente.

Il lavoratore è tenuto alla reperibilità nelle fasce orarie stabilite dalla legge nel luogo indicato al datore, per tutto il periodo di malattia assegnato dal medico di base nel certificato. Se il lavoratore/medico di base ritengono che la malattia sia terminata e che si possa riprendere l'attività lavorativa, il medico deve rilasciare un nuovo certificato, che annulla quello precedente di malattia (a partire dalla data di emissione), da inviare all'INPS, e da presentare al datore al rientro.
Con il Collegato Lavoro alla Finanziaria per il 2010 (legge 1167 del Marzo 2010), il certificato di malattia cartaceo è sostituito  anche nel settore privato dal certificato elettronico. Il medico base compila il certificato di malattia in una sezione nel sito dell'INPS, che invia in automatico una copia alla casella di posta elettronica certificata (PEC) del datore di lavoro presso il sito Italia.gov (ogni persona giuridica è obbligata ad averne una). Quindi, non appena è rilasciato il certificato di malattia (entro al massimo un giorno), l'informazione è visibile a tutti i soggetti che possono richiedere o effettuare la visita fiscale (INPS, INAIL, ASL, datore di lavoro).

 

I contratti nazionali obbligano il lavoratore in malattia ad avvisare tempestivamente il datore e a fornire un indirizzo dove è reperibile, che può differire da quello di residenza. Il medico deve recarsi al domicilio indicato dal lavoratore, negli orari di reperibilità imposti dalla legge.

Il lavoratore può rifiutare l'ingresso ai medici che si presentano fuori dell'orario di reperibilità. Tale rifiuto non costituisce per il datore titolo per valutare un'assenza ingiustificata dal luogo di lavoro, né per l'INPS di non pagare al lavoratore l'indennità di  malattia: è del tutto equivalente all'assenza di visite fiscali.

Una volta ricevuto la visita fiscale che conferma la prognosi il lavoratore non è più soggetto alle fasce di reperibilità in quanto "già controllato". Ulteriori richieste di visite da parte dei datori di lavoro configurano il reato di vessazione. Secondo la Cassazione, è risarcibile il danno causato al lavoratore dalla richiesta da parte del datore di lavoro di continue visite domiciliari, che ignorano l'esito di precedenti controlli che confermano la persistenza della malattia, configurano un intento persecutorio suscettibile di causare addirittura un aggravamento della malattia del dipendente.


Se il medico non trova il lavoratore nel domicilio indicato durante l'orario di reperibilità, resta a carico del lavoratore un'assenza ingiustificata a meno ché non abbia giusto motivo. Resta al lavoratore l'onere della prova, che può esentarlo da un'assenza ingiustificata, per le motivazioni tipizzate nei contratti nazionali: cause di forza maggiore, acquisto di farmaci, visite specialistiche o terapie legate alla malattia in corso (Corte Costituzionale sentenza n. 78 del 26.1.1988: prevede la possibilità del lavoratore di addurre un motivo serio ed apprezzabile della sua irreperibilità alla visita fiscale). Se il lavoratore non si presenta il giorno successivo, scatta di nuovo un'assenza ingiustificata.


Se, a seguito della visita, considera il periodo di malattia ingiustificato e il lavoratore idoneo a riprendere l'attività lavorativa, può ridurre i giorni di malattia o ordinare la ripresa dell'attività.


Tuttavia, se il certificato è stato rilasciato al lavoratore in un ospedale o da uno specialista, è corredato da relativa documentazione clinica, questo ha un valore maggiore del parere di un medico generico durante una visita fiscale, che può essere fatto valere in sede di contenzioso.


L'interessato può citare il medico fiscale e l'istituto di appartenenza (INAIL o ASL) per i danni derivanti dall'ordine di riprendere l'attività durante un periodo di reale malattia.


La visita fiscale non è limitata a un controllo della presenza del lavoratore in malattia nel domicilio, ma a una verifica di merito. All'ordine di ripresentarsi al lavoro, se lo ritiene indebito e di essere effettivamente malato, il lavoratore può opporre un nuovo certificato medico che dà inizio a un altro periodo di malattia.

Ad un'assenza ingiustificata segue la trattenuta di un giorno di retribuzione in busta paga, il rifiuto dell'INPS di corrispondere al datore l'indennità di malattia. Ad essa può seguire il licenziamento in tronco per giusta causa, a seconda di quanto disposto dal contratto nazionale. Solitamente, alla prima assenza c'è la trattenuta di un giorno o fino a 10 giorni di malattia, alla seconda assenza ingiustificata una sanzione disciplinare o il licenziamento.


Per i dipendenti privati le visite fiscali si effettuano 7 giorni su 7 con la reperibilità delle fasce dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

Per i dipendenti della pubblica amministrazione il DL 112/2008 (Decreto Brunetta) aveva esteso l'orario di reperibilità delle visite fiscali a 7 giorni su 7 dalle ore 08 alle 20 con un'unica interruzione dalle ore 13 alle 14, ma poi, su pressioni dei  sindacati, con il decreto legge 78 del 01/07/2009 ha abrogato il secondo periodo dell’art. 71 comma 3 della L.133/08 il quale  stabiliva le fasce orarie di reperibilità per i dipendenti in malattia delle Pubbliche Amministrazioni, ai fini del controllo da parte del medico fiscale e si è tornato, quindi, anche per dipendenti pubblici alle storiche fasce orarie di reperibilità, durante il periodo di malattia, che si ricorda sono le seguenti: dalle ore 10.00-12:00 e dalle ore 17:00-19:00.

In data 18.12.2009 il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha emanato il Decreto, pubblicato sulla G.U. n. 15 del 20.01.2010, che modifica nuovamente le fasce orarie di reperibilità per i pubblici dipendenti in caso di assenza per malattia a causa dell'impennata dei giorni di malattia.

A decorrere dal 04.02.2010, le nuove fasce di reperibilità sono le seguenti:
· dalle ore 09,00 alle ore 13,00
· dalle ore 15,00 alle ore 18,00

L’obbligo di reperibilità sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi.

Il provvedimento, inoltre, prevede l’esclusione dall’obbligo del rispetto di tali fasce orarie di reperibilità, qualora l’assenza del dipendente sia riconducibile ad una delle seguenti circostanze:

1. patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
2. infortuni sul lavoro;
3. malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio;
4. stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta.

Sono, altresì, esclusi i dipendenti nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato.

Malattia e ferie

La Costituzione italiana afferma il diritto a ferie annuali retribuite e ai mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di  malattia (art. 36 e 38). Tali diritti sono ripresi dagli artt. 2109 e 2110 del codice civile.
La malattia non può essere conteggiata nel periodo di ferie in quanto impedisce il godimento e pregiudica la loro funzione di riposo e recupero delle energie psico-fisiche. Se il lavoratore presenta regolare certificato medico, il periodo di ferie è sospeso per tutta la durata della malattia, e avrà diritto a godere altrettanti giorni di ferie in un periodo successivo (in proposito a nulla rileva che il lavoratore si trovi nello stesso luogo dove si è recato per le ferie).

Al termine del periodo di malattia, il lavoratore perde il diritto a continuare le ferie richieste in precedenza fino alla data concordata col datore, ed è tenuto a presentarsi nella sede di lavoro.

I giorni di malattia devono essere conteggiati ai fini della maturazione delle ferie (Cassazione Sezioni Unite, decisione n° 14020 del 12 novembre 2001).

Certificato elettronico

A partire da settembre 2010, i medici sono tenuti a rilasciare il certificato di malattia in modalità elettronica. Il personale abilitato registra il certificato direttamente nel sito dell'INPS, che dovrà notificare l'assenza per malattia all'indirizzo di Posta elettronica certificata del datore di lavoro.


La gestione informatizzata nasce con lo scopo di eliminare per i cittadini l'onere di recarsi in posta e inviare una raccomandata A/R a INPS e datore di lavoro (che non potevano essere sostituite da un invio a mezzo fax perché il certificato doveva pervenire in originale); per l'INPS si elimina l'onere del personale addetto al data entry nel sistema informativo interno dei certificati cartacei ricevuti, e alle notifiche, sempre cartacee, ai datori; per l'INAIL (e per i datori) diventano possibili le visti fiscali dal secondo giorno di malattia, perché la ricezione del certificato è istantanea.

Questa serie di obiettivi devono garantire che l'attivazione di una PEC non diventi obbligatoria per i datori, così come non lo è per tutti i cittadini.

Il certificato medico per il datore è sostituito da un tabulato di sintesi contenente, per ogni certificato medico, gli identificativi del lavoratore (generalità e matricola INPS), data di inizio e fine del periodo di malattia, indirizzo di reperibilità, identificativo del medico che rilascia la certificazione.

Il datore può ricevere il prospetto a mezzo fax, ovvero attivando una casella di PEC, nella quale sono disponibili delle impostazioni personalizzate, per ottenere la ricezione dei certificati con una periodicità superiore a quella minima (giornaliera), con una funzione di tipo calendario, che permette di escludere determinate date, anche in relazione a una certa percentuale delle matricole INPS afferenti allo stesso datore, ad esempio per monitorare i dipendenti più assenteisti.


Il Coordinatore Nazionale  UGL per le Politiche del Pubblico Impiego
Paola Saraceni

 

Dipartimento DirittiUfficio Pari OpportunitàUGL DonneEnas Patronato UGLRSU UGL