POLIZIA LOCALE - Parola d’ordine: COORDINIAMOCI
Il cardine intorno al quale si sono sviluppate le diverse politiche della sicurezza a livello centrale e locale è costituito indubbiamente da un'accresciuta richiesta di presidio del territorio da parte dei cittadini, ovvero di coloro che, soprattutto nell'ultimo decennio, hanno maturato una diversa percezione del rischio e hanno visto accentuarsi il senso di incertezza.
Con questa consapevolezza avevamo affrontato lo scorso anno un’analisi del panorama “Polizia Locale”, lasciandoci con la promessa di un’attenzione particolare da parte della Federazione per la categoria.
In questi ultimi anni la questione della sicurezza si è imposta all’attenzione generale diventando uno dei temi principali di riflessione sulla stampa, di discussione nelle sedi istituzionali statali e locali, argomento e oggetto di analisi da parte di organismi della governance locale nella pianificazione strategica del territorio.
In tal senso si sono moltiplicati esperimenti fino a diventare strumenti consolidati, nei quali le autorità locali decidono strategie d’intervento per dare risposta all'appello di un maggiore controllo in termini di prevenzione e di intervento su episodi di criminalità ma anche di degrado sociale, ripercuotendosi inevitabilmente sulla rivendicazione di una migliore qualità della vita.
Ma le politiche locali di controllo del territorio attraverso organismi politico – amministrativi plurilivelli (es. Comitati per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica) difficilmente si realizzano in una pianificazione ordinaria, e rispondono squisitamente alla gestione di emergenze più o meno prevedibili.
Sicuramente ne avevamo già identificato quale concausa la disomogeneità dei soggetti che si trovano a dover operare ed attuare tali pianificazioni.
Le condizioni in cui, comunque, gli operatori della Sicurezza si trovano ad agire risentono fortemente della mancanza di concertazione e di istituti contrattuali tali da consentire l’applicazione uniforme di trattamento. Abbiamo realtà locali dove l’utilizzo di contratti a termine e “stagionali” lasciano sguarniti territori per la maggior parte dell’anno, con perdita di professionalità da un lato e di percezione di sicurezza dall’altro.
Inoltre, nonostante alcune isole felici, prettamente locali, la categoria lamenta ancora assenze e difformità: di formazione, di dotazione, di preparazione fisica, di aggiornamento tecnico, solo per citare qualche esempio.
Il Sindacato in questo caos può e deve essere il faro per evitare il naufragio di risorse umane ed economiche. Dobbiamo tracciare una rotta traendone le coordinate dall’esperienza e dalle esigenze dei nostri lavoratori istituendo un coordinamento per la Polizia Locale.
Grazie ad un lavoro attento e preciso nelle realtà locali esistenti all’interno della Federazione, si potranno drenare informazioni, analisi, proposte che potranno incidere concretamente nei tavoli di concertazione e, in un futuro si spera molto prossimo, di contrattazione veicolando le reali necessità dei nostri lavoratori, ed ottenere così omogeneità di trattamento, miglioramento delle condizioni di lavoro, sicurezza sul luogo di lavoro, lotta allo spettro della precarietà, di contro, una migliore qualità dei servizi ai cittadini.
Pamela Ciucci

















