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Il Consiglio di Stato è tornato a pronunciarsi sul principio sancito dall’art. 30 del D. Lgs. n. 165/2001, in virtù del quale la Pubblica Amministrazione, prima di procedere all’espletamento di una procedura concorsuale, necessaria per coprire posti vacanti nella dotazione organica, deve esperire una procedura di mobilità per il passaggio diretto di personale da altre amministrazioni, rendendo pubbliche le disponibilità dei posti da ricoprire e fissando preventivamente i criteri di scelta.

Il caso affrontato dei giudici di Palazzo Spada non si limita a esaminare i rapporti tra la procedura concorsuale e quella di mobilità bensì offre l’occasione per indagare su altri aspetti, ben più pregnanti e complessi, dei rapporti esistenti tra i diversi mezzi di reclutamento del personale alle dipendenze della Pubblica Amministrazione: procedura concorsuale, scorrimento di graduatorie vigenti e  procedura di mobilità.

Il Collegio ha affrontato il quesito relativo alla possibilità di esperire una procedura di mobilità parziale per la copertura di una parte soltanto dei posti vacanti nella dotazione organica che saranno oggetto della successiva procedura concorsuale affermando che esiste un margine di discrezionalità in capo alla Pubblica Amministrazione in ordine ai posti da riservare alla mobilità volontaria e ai posti da assegnare mediante la susseguente procedura concorsuale.

Ma tale scelta deve fondarsi su una “congrua motivazione" sulle ragioni per le quali si preferisce reperire sul mercato, piuttosto che tra i dipendenti già in servizio presso altre amministrazioni, le professionalità necessarie.

Un ulteriore tema approfondito dalla Corte investe i rapporti tra l’obbligatorietà del esperimento preventivo della procedura di mobilità e lo scorrimento della graduatoria degli idonei ancora vigente: quest'ultimo ha preferenza rispetto al primo metodo in quanto la mobilità volontaria richiede una nuova procedura che comporta un dispendio di tempo e di risorse a carico dell'amministrazione.

Infine il Consiglio di Stato sottolinea che lo scorrimento delle graduatorie trova causa proprio nell’obiettivo di ridurre la spesa pubblica, evitando l’indizione di nuovi concorsi per il reclutamento del personale e contestualmente attua i principi di economicità ed efficienza dell’azione amministrativa, tenuto conto del costo e dei tempi per l’esperimento di procedure concorsuali, compresa la procedura di mobilità (Consiglio di Stato, sez. 31 luglio 2012, n. 4329).

Seppur non sussiste un obbligo al previo esperimento della procedura di mobilità rispetto allo scorrimento di una graduatoria degli idonei ancora valida, conclude la Corte, "ciò non toglie che l’Amministrazione, adeguatamente motivando, possa comunque farvi ricorso, piuttosto che  scorrere la graduatoria”.