DIRITTO E LAVORO

OBBLIGO DELLA REPERIBILITA’ DEL LAVORATORE ANCHE IN MALATTIA

DI GIOVANNI MAGLIARO

Secondo la Suprema Corte anche durante il periodo di congedo per malattia, il lavoratore è tenuto all’obbligo di reperibilità e pertanto deve comunicare la variazione del proprio indirizzo al datore di lavoro, permanendo il regime di subordinazione. Laddove il CCNL applicabile (nel caso di specie articolo 224 CCNL Commercio) preveda per tale violazione una sanzione conservativa (la multa), deve essergli applicata in caso di licenziamento la tutela reintegratoria stabilita dall’articolo 18, quinto comma, dello Statuto dei Lavoratori come novellato dalla legge n.92/2012.

Qualora il lavoratore abbia comunicato la variazione del proprio indirizzo all’INPS e la visita di controllo sia stata tentata ad indirizzo diverso da quello correttamente comunicato per colpa dell’Istituto, deve essere ovviamente esclusa la ricorrenza di un’assenza ingiustificata del lavoratore nei confronti del proprio datore per effetto del mancato rientro in azienda.
L’assenza per malattia comporta una sospensione dell’attuazione del rapporto di lavoro sotto il profilo della prestazione, permanendo peraltro il regime di subordinazione e pertanto il potere direttivo e di controllo datoriale. Ben può il datore procedere, al di fuori delle verifiche di tipo sanitario, ad accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare l’insussistenza della malattia o la non idoneità di quest’ultima a determinare uno stato d’incapacità lavorativa e quindi di giustificare l’assenza. Nel rispetto del rapporto di subordinazione sussiste pertanto un obbligo di reperibilità del lavoratore anche durante il periodo di malattia quale suo obbligo di cooperazione nell’impresa oltre che in osservanza dei generali principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto di lavoro.