MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA E OCCUPAZIONE FEMMINILE

ANALISI SINTETICA SUL MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA E OCCUPAZIONE FEMMINILE

 

(con dati al 31.12.2021 di recente pubblicazione)
a cura di Gianna Dimartino    — Vicesegretaria prov.le Autonomie UGL Ragusa

 

I due anni di grave pandemia Covid-19 hanno generato a livello globale una indelebile e profonda crisi socio-economica e finanziaria, ed accanto all’emergenza sociale e sanitaria, si sono registrate catastrofiche conseguenze nei comparti economici, produttivi e occupazionali.

A livello nazionale nel 2021 nonostante la crisi dovuta alla pandemia, i dati Eurostat evidenziano una leggera diminuzione della disoccupazione (-1,5%) e l’occupazione che è salita del +0,2%: questo fenomeno è scaturito però dall’ emersione del lavoro nero, da meno CIG richieste e diminuzione degli inattivi.

In Italia sono per questo anche aumentate le ore di lavoro (+28,3%) e diminuiti i giorni di ferie e le assenze sul lavoro, che sono passate dal 24% al 7%. L’occupazione complessiva al 31.12.2021 è arrivata 34,9%, mentre quella femminile, già ai minimi europei, si è ridotta al 25,3%.

L’Istat ha rilevato una perdita di posti di lavoro del 5,5% rispetto al 3,6% del dato nazionale, con una diminuzione degli occupati di 80 mila unità. Al 30 aprile 2022 il tasso medio di occupazione nazionale è salito positivamente al 58% , segnale incoraggiante di ripresa.

Tuttavia c’è sempre un «enorme divario» fra le percentuali del nord Italia e Sud: il tasso dei Neet nel Mezzogiorno è 36,6% e nel Nord-Est italiano il 16%.

In Sicilia i NEET sono addirittura al 48,7%, il più alto indice d’Italia così come l’indice di disoccupazione di lunga durata (65,4%) ,dati che mettono in luce l’inefficacia dell’attuale modalità d’incontro fra domanda e offerta di lavoro e fra cambio generazionale.

Altissima anche la disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni con il 53,6%.

La Sicilia è penultima in Italia per tasso di disoccupazione, con il 20% (più del doppio rispetto alla media europea e a fronte di una media nazionale del 11,9 %). Insieme ai giovani a pagare sono soprattutto le donne con disoccupazione al 23%.

Il tasso di occupazione in Sicilia scende al 39,6% (era il 41,7% l’anno prima).

Diminuisce leggermente il tasso di disoccupazione passando dal 20% al 15,6% “ma questo accade a causa dell’aumento del numero degli inattivi che segnano un +151.000, di cui 74 mila donne, passando da 1.544.000 a 1.695.000”.

Di conseguenza sale il tasso di inattività passando da 47.7% a 52,9%.

Nel Mezzogiorno flettono in misura più accentuata i dipendenti (-2,3% a fronte del -1,3% degli indipendenti), mentre nel Centro-Nord sono gli autonomi a subire il calo più intenso (-3,6% a fronte del -1,5% dei dipendenti).

I dipendenti a termine flettono dell’11,6% nel Mezzogiorno e del 13,3% nel Centro-Nord, mentre i permanenti aumentano dello 0,4% nel Mezzogiorno e dello 0,7% nel Centro-Nord.

Nel Report Svimez si registrano pesanti perdite di posti di lavoro nel settore dei servizi, soprattutto nei comparti dell’accoglienza, della ristorazione, del turismo, della cultura, del piccolo commercio, e dei trasporti, dove più frequente è il ricorso il lavoro a tempo parziale o stagionale.

La minore elasticità nella ripresa dell’economia meridionale è oramai un dato strutturale, che costituisce la nefasta eredità della “lunga crisi” 2008-2018: inoltre,allo scoppio della pandemia del 2020, la base produttiva meridionale che non aveva ancora recuperato i livelli antecedenti la “lunga crisi”, ha impattato negativamente la nuova situazione emergenziale.

Lo Svimez ha affermato che si è allargata la forbice Nord-Sud, confermando che il Paese non ripartirà se non riparte il Sud e che gli investimenti nel Mezzogiorno possono rilanciare la competitività in Italia.

 

LA DIFFICILE SITUAZIONE OCCUPAZIONALE FEMMINILE

Secondo la Fondazione studi dei consulenti del lavoro sui dati recentemente revisionati dell’Istat, tra 2019 e 2021, il numero degli occupati si è ridotto di 567.000 unità, per una contrazione del 2,5%, e quasi la metà dei posti di lavoro persi a seguito della pandemia da Covid-19 (il 49,2%) è stato femminile.

La partecipazione delle donne italiane al mercato del lavoro è bassa rispetto al quadro internazionale, anche nelle regioni che storicamente sono in vantaggio, come Lombardia ed Emilia Romagna.

Più drammatica è la situazione in Sicilia solo il 29,1% delle donne ha un lavoro(idem Campania e 30,5% in Calabria-dati Eurostat), mentre la disoccupazione femminile nel 2021 si è attestata al 22,7%, una delle cifre più alte in tutta Europa.

Preoccupante anche la disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni, che tocca il 53,6%.

La pandemia purtroppo ha peggiorato la situazione lavorativa delle donne anche a causa di carenza di servizi ed il sovrapporsi del lavoro professionale con il lavoro familiare ed extradomestico, spesso ha costretto le donne ad abbandonare il lavoro( il 33%) o trasformarlo in part time, quando non siano già state licenziate per le assenze obbligate dal sovraccarico. Il 72% del lavoro familiare e di cura (casa, figli, anziani, disabili) è lavoro considerato “femminile”, e non è né riconosciuto né retribuito. L’esperienza vissuta durante il lockdown le ha viste, infatti, gestire un sovraccarico di lavoro senza precedenti.

Passando poi al Dossier INAIL 2022, emerge che nel quinquennio analizzato 2016-2020 le denunce di infortunio delle lavoratrici sono aumentate del 6,3%.

L’incidenza degli infortuni delle donne rispetto al totale tra il 2016 e il 2019 è rimasta pressoché costante, e pari mediamente al 36%, mentre nel 2020 è salita di sette punti percentuali fino al 43%, complice anche il maggior numero di contagi sul lavoro da Covid-19 delle lavoratrici rispetto agli uomini.

Afferma Gianna Dimartino: “Come sindacato UGL chiediamo con convinzione che bisogna attivare nuove politiche per l’occupazione femminile sfruttando anche i Fondi del PNNR che certamente devono essere rimodulati in base all’attuale situazione storica e socio-economica che stiamo vivendo.

E’ necessario mettere  concretamente e subito in campo l’investimento di un miliardo di euro annunciato dal governo, per facilitare l’ingresso delle donne nel Mercato del lavoro e  per raddoppiare la presenza delle donne nel mondo della scienza, soprattutto intervenendo su tutto l’arco dell’istruzione, per portare le iscritte alle materie Stem almeno al 35%.

Parimenti è indispensabile rafforzare strumenti di Conciliazione e servizi“.